Giorno 14 – Trekking al Campo 1 dell’Huayna Potosi

La mattina del 17 agosto la sveglia suona alle 7.30. Dopo una buonissima colazione iniziamo a preparare gli zaini per la salita al campo Alto. Lo zaino deve essere molto leggero e ci mettiamo molta acqua e cibo, una giacca pesante, gli scarponi da alta quota e vestiario vario, poi prepariamo il duffel, che lo porteranno in quota i portatori. I duffel devono essere riempiti in coppia e pesare massimo di 21 kg. Io l’ho condiviso con Emiliano. Dopo aver preparato l’occorrente salutiamo Paola e Cristina, loro infatti hanno deciso di non affrontare la cima e quel giorno avrebbero affrontato un sentiero attrezzato e il giorno seguente sarebbero andate alle lagune sottostanti.

Verso le 9 iniziamo il nostro cammino verso il Campo Alto dell’Huayna, dobbiamo affrontare 400 metri di dislivello in salita ovvero da circa 4750 a 5150 metri. Il sentiero sui detriti trasportati dal ghiacciaio è molto marcato ed in leggera salita, ma molto piacevole, attraversiamo in discesa sotto la lingua del ghiacciaio dove troviamo dei piccoli laghetti, siamo a una quota di circa 4900 metri.

IL HUAYNA VISTO DALLA MORENA

Poco più avanti saliamo per la cresta di una morena, qui il sentiero si fa sempre più ripido, dopo poco tempo vediamo una baracca con delle persone, ci avviciniamo e scopriamo che in questa baracca vive un’anziana signora. Questa donna ci chiede di firmare su un libro, stiamo firmando il permesso per accedere alla montagna. La signora prende le firme di tutti gli alpinisti ed in caso di incidente o di morte di qualche sfortunato scalatore, lei aveva tutti i nominativi e nazionalità degli alpinisti che quel giorno erano saliti in montagna. La baracca è posta ad una quota di 5000 metri, da qui il sentiero si inserisce in un ripidissimo canale e diventa un ripidissimo zig-zag. Iniziamo a salire e ad un certo punto eccoci a calpestare la neve. Cambiamo le scarpe da trekking e mettiamo gli scarponi d’alta quota e iniziamo a salire per il sentiero innevato.

ANDANDO AL CAMPO 1

Dopo circa mezz’ora di tempo eccoci al Campo Alto, una bellissima capanna di alluminio col tetto in plexiglass, posta su uno strapiombo che guarda verso il ghiacciaio e si può ammirare una vista stupenda sulle 2 cime dell’Huayna Potosi, la “Cima Nord” e la “Anticima Sud” che è 100 metri più bassa della nord. Gli alpinisti puntano tutti alla Nord che è la più alta (sulle mappe Boliviane è alta 6088 ma in verità la guida David ci ha detto che è sui 6100). Per affrontare l’Huayna Potosi ci sono due vie: la “Via Normale”, quella scalata da noi e la “Via dei Francesi” sulla parete sud dell’”Anticima Sud”, molto più tecnica e ripida e poi quando si arriva sull’anticima sud bisogna affrontare la sottilissima lama di cresta che la porta fino alla cima vera e propria.

LA VISUALE DAL CAMPO 1
MOMENTI DI RELAX

Arrivati al Campo Alto i cuochi ci cucinano un favoloso pranzo, il pomeriggio è di relax, facciamo moltissime partite a carte, beviamo molto per acclimatarci al meglio per il giorno dopo e nel tardo pomeriggio facciamo un briefing assieme alle guide David e Miguel dove ci illustrano la salita della notte successiva, ci spiegano la disposizione delle cordate e ancora una volta come comportarci in quota. La mia cordata, quella più esperta è composta da Miguel, Emiliano ed Io, gli altri membri della nostra spedizione sono suddivisi in ulteriori tre cordate. Verso le 16.30 ceniamo e verso le 17.30 andiamo a dormire, la sveglia suonerà a 00.30.

Giorno 15 – La conquista della vetta dell’Huayna Potosi m. 6088

La suona sveglia molto presto, è mezzanotte e mezza del giorno 18 agosto, la notte è passata in modo discreto, per quel poco che ho dormito ho riposato molto e mi sento pronto per la scalata. Verso le 00.45 facciamo una buona colazione e beviamo molto. Poi all’1 ci dirigiamo fuori della baracca, accendiamo i frontalini e in fila indiana saliamo sulla cresta rocciosa, dopo pochi minuti purtroppo Luca ci deve lasciare, sta male e vomita, torna indietro e ci aspetterà al Campo Alto.

ORE 1: SI PARTE

Continuiamo il nostro cammino in un canalino e dopo pochi minuti siamo sul ghiacciaio, a circa 5300 metri. Ci raduniamo, indossiamo i ramponi e ci disponiamo in cordata. La mia cordata è composta da Emiliano, il chiudi fila e Miguel il capo cordata. Noi, essendo la cordata con più esperienza siamo partiti per ultimi. Il ghiacciaio inizia con un traverso in leggera salita, la temperatura è molto fredda e il ghiaccio è bello duro, uno spettacolo. Dopo il traverso, il ghiacciaio svolta decisamente a sinistra ed entriamo in un vallone glaciale a quota 5600 metri dove facciamo una pausa. I miei compagni di spedizione decidono di fare una pausa, ma Miguel, Emiliano ed io siamo in forma e quindi decidiamo di sorpassare tutti i nostri compagni di spedizione e aprire la via in direzione della cima. In lontananza vediamo una marea di luci, è la città di La Paz. Uno spettacolo vederla da così in alto. Guardo l’ora e l’altimetro: sono le 3.30 e siamo a una quota di 5650 metri.

LA PAZ VISTA DA 5600 m

Qui inizia il tratto chiave di tutta la salita, la traccia sale per una parete con pendenza di circa 45° e a metà di essa bisogna attraversare un esile ponticello sul crepaccio terminale. Iniziamo a salire la parete e per fortuna c’è un bel ponte per attraversare il crepaccio, dopo qualche mossa atletica e una spaccata siamo di nuovo in parete e dopo poco siamo su di un pianoro. Il cielo si sta schiarendo, sono le 5 e siamo a quasi 5800 metri. Da qui possiamo notare che la cima non è proprio così lontana, ci manca solo da affrontare la ripida “pala” piena di “penitentes” ovvero una particolare conformazione del ghiaccio che col cambiare delle temperature giornaliere e notturne, un’umidità bassissima e altri fattori crea delle stalagmiti ovvero dei pennacchi di ghiaccio con punte rivolte verso l’alto che rendono molto difficoltoso il cammino.

INIZIA AD ALBEGGIARE… SIAMO A QUASI 6000 METRI

Aspettiamo il resto del gruppo sul plateau e ripartiamo, in questo pezzo ci sono numerosi crepacci e bisogna stare molto attenti. Dopo circa 20 minuti siamo alla base della pala, la cima è proprio sopra di noi, siamo a una quota di 5800 metri, sono le 5 e tra po’ sorgerà il sole. Continuiamo la nostra salita in mezzo ai penitentes, la quota non si sta facendo sentire per fortuna ma la notiamo a vederci camminare, infatti camminiamo in modo molto lento. In questa ultima parte della salita cerchiamo di restare belli uniti ma notiamo che i nostri compagni di spedizione rallentano notevolmente.

LA SALITA TRA I PENITENTES

Saliamo per la ripida parete, il panorama è unico, sotto di noi un mare di nuvole verso la Foresta Amazzonica e dopo pochi minuti di fronte a noi ecco spuntare all’orizzonte il sole, l’alba più bella della mia vita, facciamo molte foto e video, controllo l’altimetro e siamo a 6002 metri!

L’ALBA PIU’ BELLA DELLA MIA VITA

Ce l’abbiamo fatta! Siamo a 6000 metri, davanti ad un’alba da urlo e stiamo benissimo, do un’occhiata alla temperatura: il termometro del mio orologio segna -32°C. Continuiamo la breve salita e finalmente siamo in Vetta! Subito ho abbracciato Emiliano, ci guardiamo negli occhi e ci scendono le lacrime che dopo pochi secondi si gelano, abbraccio e ringrazio Miguel per averci accompagnato fino qui, in vetta, in paradiso e poi osserviamo un fenomeno molto particolare che solo oltre una certa quota si nota ovvero una leggera obliquità della terra e sul versante ovest l’ombra della piramide dell’Huayna Potosi riflessa sulla terra. Un’emozione! L’Huayna Potosi è stato conquistato!

L’OMBRA DELLA MONTAGNA RIFLESSA SULLA TERRA
LA SOMMITA’ DELLA MONTAGNA
MOMENTI INDIMENTICABILI!!

Aspettiamo i nostri compagni di spedizione che sono alla fine della pala e quando siamo tutti in cima ci stringiamo in un abbraccio comune. 8 trentini in vetta a un 6000 dall’altra parte del Mondo! Facciamo molte foto e video, ci riposiamo e dopo un’ora abbondante ci leghiamo nuovamente in cordata, inizia la fase di discesa. La temperatura si è decisamente alzata e il sole è molto forte, a quelle quote poi l’irraggiamento è particolarmente più forte. La discesa avviene in modo molto rapido, l’unico punto dove abbiamo rallentato il passo è stato a scendere dalla parete ed attraversare il “terminale” che temevamo che crollasse, per fortuna è ancora in ombra e lì la temperatura è molto più fresca, la nostra cordata è stata la prima a raggiungere la fine del ghiacciaio, gli altri sono rimasti molto ma molto indietro ma erano in buone mani!

LA DISCESA TRA I PENITENTES
SULLA CREPACCIATA TERMINALE
L’ANFITEATRO DELL’HUAYNA POTOSI

Togliamo i ramponi, poniamo tutta la attrezzatura nello zaino e scendiamo dalla parete rocciosa in direzione del Campo Alto. Notiamo una persona che sta salendo verso di noi, è Luca che ci ha seguiti dal basso per quasi tutta la discesa e viene a congratularsi con noi, per fortuna stava bene! Scendiamo assieme al Campo Alto dove, assieme ai cuochi ci aveva preparato una buonissima merenda. Sono le 9 del mattino, abbiamo battuto il record dei record, 2 ore di discesa cima-campo alto! I cuochi sono sorpresi e ci hanno guardati stupiti, stiamo da dio e non siamo per niente affaticati. Aspettiamo i nostri compagni di spedizione che ci raggiungono dopo circa un’ora e mezza, riempiamo i duffel che diamo ai portatori e iniziamo a scendere verso il campo base. Arriviamo alla baracca della vecchietta, dobbiamo firmare nuovamente il libro e “denunciare” che la salita è stata riuscita pienamente e che stiamo tutti benissimo. Continuiamo il nostro cammino sulla cresta della morena del ghiacciaio e quando arriviamo sul pianoro dove c’è la lingua del ghiacciaio dell’Huayna troviamo Paola e Cristina che ci sono venute incontro, anche loro felicissime per l’impresa effettuata ed insieme scendiamo al campo base. È mezzogiorno, dopo qualche minuto arriva il Van che ci riporterà a La Paz. Diamo l’ultimo sguardo all’Huayna Potosi, saliamo sul van e in quasi 2 ore siamo a La Paz. Arriviamo in hotel, lasciamo i bagagli nella hall e affamatissimi corriamo in centro alla ricerca del primo ristorante aperto. Sono le 14.30 e in centro è quasi tutto chiuso, dobbiamo accontentarci di una malfamata pizzeria, ma dopo una cima così avremo anche mangiato sassi e cibo-spazzatura. Ordiniamo 12 pizze ma ne arrivano 11, quella che mancava all’appello ovviamente è la mia, il cuoco si scusa e me la cucina. Appena arrivata al tavolo, la mia pizza aveva uno strano odore ma non mi sono fatto problemi, dalla fame che avevo l’ho mangiata in 3 bocconi. La cazzata ormai è stata fatta! Chi l’avrebbe mai pensato che quella pizza marcia, mi sarebbe rimasta sullo stomaco per tre giorni e mi avrebbe fatto rinunciare all’ultima cima andina ovvero l’Illimani e mi avrebbe fatto quasi perdere un dito? Di certo se potevo prevedere il futuro dei tre giorni successivi quella pizza sarebbe arrivata dritta nel cestino e avrei fatto digiuno fino a cena! Ma purtroppo non potevo saperlo! Usciamo dal ristorante e ringrazio Dio che l’hotel è vicino, se era qualche centinaio di metri più avanti me la sarei fatta addosso. Cosa cavolo avevo mangiato? Subito me ne sono reso conto, sentivo odore di marcio in bocca, arrivati all’hotel corro in bagno e mi viene la dissenteria. Ho pensato: “beh dai, mi scarico adesso così poi per l’Illimani sono bello in forma”. Uscito dal bagno sono come rinato. E invece no, chi l’avrebbe mai pensato che solo 3 giorni più tardi al Campo Alto dell’Illimani “Nido de Condores” avrei vomitato l’anima? Di certo io no ma vabbeh! Sono le 4 del pomeriggio e siamo tutti stanchi, ci mettiamo sul letto e dormiamo fino all’ora di cena. Verso le 20 ci ritroviamo tutti nella hall dell’hotel e andiamo a cena in un locale cubano. Ho appetito ma non troppo, sento che c’è qualcosa che non va ma comunque mangio convinto che il giorno dopo, destinato alla pausa e al relax mi sarei rimesso al meglio, ma non andò esattamente così. Verso le 22 andiamo a dormire, finalmente il letto, che bello!

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