Salita al Pico Tarija m. 5320 e al Pequeno Alpamayo m. 5446

Giorno, anzi notte del 14 agosto 2019. Questa notte devo ammettere che non ho dormito molto, probabilmente perché è la prima notte dormita a quote cosi elevate oppure per la “scomodità” di dormire in terra. Nel deserto mi si era crepato il labbro e la ferita aperta faceva molto male, poi a quelle quote non si ha un bel sonno come a casa. Comunque ho dormito circa 4 ore e quando la sveglia è suonata mi sentivo attivo e carico. Appena aperti gli occhi ci accorgiamo che siamo circondati dal bianco. Nella notte il nostro calore corporeo e il nostro respiro, a contrasto con l’aria fredda di circa -10°C della notte aveva ricoperto ogni cosa della tenda di brina, perfino le nostre ciglia, barba e baffi. Ci alziamo, mettiamo gli scarponi che furbamente la sera prima avevo messo nel sacco a pelo per evitare di non congelarmi i piedi la mattina e andiamo nella baracca. Accendiamo i frontalini e notiamo che anche gli altri si stanno preparando. I cuochi erano già svegli e stanno bollendo l’acqua. Facciamo una colazione a base di te di coca e pane, riempiamo la thermos e verso le 3.45 ci incamminiamo, sotto le stelle e la luna. E’ un freddo boia ma in cielo non c’è neanche una nuvola. Arriviamo al bordo del ghiacciaio verso le 4 e ci imbraghiamo. La cordata di Emiliano, Giovanni e la guida partono subito, io sono in cordata con Alessandro e Nicola e partiamo per terzi. Davanti di noi Walter e la Giusy, dietro di noi la cordata delle donne. Il ghiaccio è durissimo e camminarci sopra con i ramponi è una favola, ci teniamo sulla parte sinistra del ghiacciaio che è meno crepacciata, il terreno è molto ripido e guadagniamo quota in modo molto rapido.

ORE 4.30, SIAMO NEL BEL MEZZO DEL GHIACCIAIO

Il passo è molto lento, bisogna lasciare al corpo di abituarsi alla quota e bisogna continuare a reidratarlo. Dopo qualche pausa, verso le 5.15 siamo nella parte alta, qui il terreno spiana notevolmente però è pericoloso per i numerosi grandi crepacci. Siamo a una quota di circa 5000 metri, che emozione unica!! Pian piano inizia ad albeggiare, spegniamo i frontalini e notiamo di essere sotto la sella tra il “Pico Tarija” e un’ala della “Cabeza del Condor”. Il “Condoriri” ha 3 cime, la Cabeza del Condor che è la principale che supera i 5600 metri e le due ali, quella destra e quella sinistra che sono alte circa 5200 metri. Superato qualche ponte dei crepacci arriviamo alla sella a 5100 metri.

Qui vediamo un’alba meravigliosa, un cielo arancione e giù, verso la Foresta Amazzonica le nuvole bassissime che danno la sensazione di essere su di un aereo. Aspettiamo gli altri nostri compagni di scalata, con Daniela scattiamo qualche foto e notiamo che Giovanni è poco più sopra, fermo. Ci sta aspettando, non sta molto bene e ha deciso di abbandonare la scalata alla parete Sud ed avrebbe tentato con noi la Cresta Ovest.

LA MIA PRIMA ALBA A 5000 METRI, EMOZIONE UNICA
LA PARETINA DEL PICO TARIJA

Giovanni va in cordata con David e proseguiamo la nostra scalata sulla paretina del Pico Tarija di circa 40° per poi brevemente arrivare in cresta. Mancava pochissimo alla cima e finalmente davanti di me c’era il Pequeño Alpamayo. Mai visto una piramide di ghiaccio così in tutta la mia vita, una cima bellissima, con pareti ripide e creste che come lame tagliavano le pareti. Scattiamo qualche foto e qualche video e poi dopo qualche minuto arriviamo in cima al Pico Tarija m. 5310. Sono circa le 7.30 del mattino. E’ stato un successo, tutti i miei compagni di scalata ce l’hanno fatta, 11 trentini in cima al Pico Tarija

L’ALBA SUL PEQUENO ALPAMAYO, VISTA DALLA VETTA DEL PICO TARIJA

Dopo averci scambiato tanti abbracci, strette di mano e un “Berg Heil” collettivo, David, Alessandro ed io proseguiamo. Giovanni resta sul Tarija, è troppo stanco, affaticato. Decisione saggia da parte sua anche se mi sarebbe piaciuto molto vederlo in vetta assieme a me. Era proprio lui che mi aveva mostrato per la prima volta la foto di questa bellissima vetta e che mi aveva fatto venire voglia di scalarla. Scendiamo la parete rocciosa con passaggi di II grado ed arriviamo ad una sella a circa 5200 metri dove inizia la sottilissima cresta affilata. Indossiamo i ramponi, togliamo le piccozze dallo zaino, ci imbraghiamo e iniziamo la nostra scalata. David davanti, io centrale e Alessandro come chiudi-fila.

IL PEQUENO ALPAMAYO VISTO DALLA SELLA, LA CRESTA DAVANTI A NOI E’ LA VIA NORMALE
LA SOTTILISSIMA CRESTA GHIACCIATA

La cresta è veramente sottile, serve un buon equilibrio e il posto dove potevamo camminare era largo una spanna. Passo dopo passo, molto rapidamente guadagniamo quota e arriviamo alla base del pezzo più ripido. La parete è molto ripida e decidiamo di assicurarci con le viti da ghiaccio facendo dei tiri da circa 25 metri. Dopo circa 2 tiri la parete spiana e ci troviamo sotto a una roccia.

IN PARETE
IL PASSAGGINO CHIAVE

Qui, con una spaccata molto acrobatica ci rimettiamo in cresta che si fa ancora ripida e dopo circa 50 metri arriviamo in cima. Sono circa le 9.30, il panorama è unico e a 360°, la temperatura seppur sotto lo 0 è molto gradevole e in basso, verso la Foresta Amazzonica le nuvole bassissime. Ci abbracciamo, facciamo molte foto e ci godiamo la cima. Mancavano ancora 2 membri della spedizione all’appello: Emiliano e la guida. Ci sporgiamo verso la parete e notiamo che sono sotto di noi, stanno benissimo e in pochissimo tempo ci avrebbero raggiunti. Gli facciamo qualche video e in men che non si dica eccoli spuntare dalla parete. Anche loro hanno raggiunto la cima.

VETTA! m. 5446
TANTE NUVOLE BASSE SOTTO DI NOI
IN VETTA CON EMILIANO E ALESSANDRO

Contentissimi facciamo qualche foto di gruppo e con calma ci prepariamo per la discesa. Davanti la cordata di Emiliano e la guida, dietro la nostra. Con la faccia rivolta verso monte ed aiutati dalle 2 piccozze scendiamo rapidamente fino alla sella. Stanchi e assetati ci togliamo i ramponi. Dobbiamo rifare ancora la parete rocciosa del Pico Tarija affrontata qualche ora prima. E così iniziò il vero inferno, la temperatura si è alzata notevolmente, la stanchezza è tanta e ci toccava fare ancora 100 metri di dislivello quasi verticali su roccia. È stata un’impresa, più di scalare la cresta del Pequeño Alpamayo, ma siamo ritornati in cima al Pico Tarija.

ULTIMO SGUARDO A QUESTA MAGNIFICA MONTAGNA

Gli altri se n’erano già andati da molto tempo. Stanchissimi ci rimettiamo i ramponi e facciamo una bella pausa. Ci rimettiamo in marcia e scendiamo dalla paretina del Pico Tarija. Non abbiamo voglia di tornare alla sella quindi optiamo per una variante molto più corta, ma molto più avventurosa e pericolosa tra i grossi seracchi e i crepacci della parete del Pico Tarija. Dopo un po’ ci ricolleghiamo al percorso affrontato di notte

IL GHIACCIAIO

La temperatura dell’aria si è alzata di molto, la qualità del ghiaccio è notevolmente peggiorata, ed è diventato molle, i ramponi non tengono più così bene e sotto di essi si forma il fastidioso zoccolo. Dopo circa 1 ora arriviamo alla fine del ghiacciaio, sono le 13, ci togliamo tutte le attrezzature e in circa mezzora siamo di nuovo al Campo Base dove ci aspettano gli altri per congratularsi con noi per la bellissima impresa.

PANORAMI ANDINI

Mangiamo un buonissimo pranzo e nel pomeriggio, esausti andiamo in tenda per dormire. Verso le 4 i cuochi ci preparano una buonissima ed abbondante merenda, il pomeriggio poi è stato rallegrato da qualche partita a Burraco e, dopo aver cenato andiamo in tenda a dormire, soddisfatti e felici per le due cime conquistate.

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