Il giorno 13 agosto, riposati dal giorno di relax precedente, mangiamo una buonissima colazione al nostro hotel, il “Golden Palace”. Verso le 9 arriva il nostro Van. Il programma di oggi è di arrivare con il Van alla “Laguna Tuni”, per poi proseguire a piedi fino al Campo Base del Condoriri.
Carichiamo sul tetto del Van tutti i nostri bagagli ovvero gli zaini e i duffel e poi partiamo.

Attraversiamo la città e arriviamo nel povero quartiere di El Alto e qui il Van si ferma, la guida ci ha detto che dovevamo fare il “rito”. Pensierosi, scendiamo dal Van e ci dirigiamo in una piazzetta con delle piccole case e numerose sculture alte circa 1 metro che ritraevano dei rospi. Ci fermiamo davanti a questi rospi e la guida ci chiede se qualcuno del gruppo fuma. Immediatamente Giovanni da una sigaretta a David, la nostra guida, la accende e la mette in bocca alla statua del rospo. David ci disse che se il rospo avesse fumato la sigaretta sarebbe stato il nostro “via libera” per accedere alle alte montagne, se invece la sigaretta sarebbe rimasta intatta non era un buon segno e la spedizione non sarebbe andata a buon fine. Siamo rimasti un po’ increduli ma dopo che David ci raccontò che ad una spedizione anni prima la sigaretta sarebbe rimasta intatta e che loro se ne sono fregati andando a scalare la montagna e non tornarono più a casa allora ci abbiamo creduto. La nostra sigaretta comunque il rospo se l’è fumata e quindi avevamo anche noi il via libera dalle divinità della montagna per scalarla. Poi abbiamo anche chiesto a David di come mai il rospo e non qualsiasi altro animale. Lui ci dice che in Bolivia il rospo è considerato sacro.

Dopo qualche minuto torniamo al nostro Van e dopo circa 1 ora di strada, dapprima asfaltata e poi sterrata arriviamo al villaggio di “Tuni” a circa 4500 metri. Qui ci aspettano i nostri portatori con i muli. Carichiamo i nostri duffel sui muli, salutiamo il nostro autista e ci incamminiamo lungo la “Plana de Tuni”, una bellissima piana lunga circa 1 km dove si possono ammirare le vitte innevate della “Cabeza del Condoriri” m. 5600, il “Pico de Austria” m. 5300 ed altre cime.

La piana finisce e subito con un sentierino a zig-zag prendiamo facilmente quota. Arriviamo ad una piana a circa 4600 metri dove troviamo un fantastico laghetto e qualche chiazza di neve. In lontananza vediamo già il Campo Base. Il nostro sentiero spiana notevolmente, costeggiamo il lago sulla sponda di destra e poco dopo arriviamo ad un altro lago, eravamo arrivati alla “Laguna Ch’iyar Quta” m. 4680.


Pochi minuti dopo arriviamo al Campo base. Il campo base del Condoriri è una sorta di baracca, con una piccola cucina spartana e dei materassi in terra che fungono da letto. Con Giovanni, Emiliano e Nicola optiamo per la soluzione più “adventure” ovvero piantare la nostra bellissima tenda fuori della baracca. Vogliamo goderci una bellissima notte Andina in tenda. Montiamo la tenda e poi raggiungiamo gli altri nella baracca, era pronto il pranzo.

Mangiamo un buon riso con la quinoa tutti assieme e David ci illustra il programma per il giorno dopo. Ci saremo svegliati presto e saremo andati sul Pico de Austria per acclimatarci per l’Huayna Potosi. Come cima, il Pico de Austria assomiglia molto una cima alpina, un sentiero molto marcato che si poteva fare in mountain bike senza nessun problema fino in cima. Neanche un metro di ghiacciaio, solamente qualche chiazza di neve qua e là. Siamo restati un po’ delusi, visto che siamo sulle Ande, nonostante sia una cima di acclimatamento ci saremo aspettati sicuramente qualcosa di un po’ più difficile. Giovanni accende il telefono e mostra a David una piramide molto bella che, leggendo qualche relazione su internet la traccia parte esattamente dal punto dove eravamo noi in quel momento ovvero il Campo Base del Condoriri. David ride e ci dice che la cima si trova a qualche ora di strada ma che comunque è fattibile per tutti fino ad una cima chiamata Pico Tarija posta ad un’altezza di 5200 m e poi chi avesse voluto continuare poteva scalare il “Pequeño Alpamayo” tramite due vie: La “direttissima Sud”, una parete di neve e ghiaccio con punte di pendenza di 65° oppure scalare la “cresta Ovest”, una sottilissima lama di ghiaccio con punte di pendenza fino a 55°. Ci consultiamo tra di noi e decidiamo di optare per queste due cime. Giovanni ed Emiliano assieme ad una guida avrebbero intrapreso la Direttissima Sud, David, Alessandro ed io avremo scalato la Cresta Ovest, gli altri 7 membri della nostra spedizione si sarebbero fermati al Pico Tarija. A me sarebbe piaciuto molto scalare la Direttissima Sud ma essendo che non sapevo come avrebbe reagito il mio corpo ad oltre 5000 metri ho optato per la cresta, leggermente meno ripida ma altrettanto emozionante.
David allora ci dice di prepararci con gli scarponi ed uno zaino leggero con dentro acqua ed una giacca che saremo andati a fare un sopralluogo a bordo del ghiacciaio che dista a circa 20 minuti dal Campo Base per vedere le condizioni dei crepacci e dei seracchi. Usciamo dalla baracca e subito notiamo che il tempo è cambiato, un forte vento e dei nuvoloni molto brutti hanno coperto il Condoriri e il ghiacciaio, e stanno puntando diritti verso di noi anche se sono ancora lontani. David ci dice di non preoccuparci che sicuramente saremo stati di ritorno prima del brutto tempo. Ci incamminiamo per una palude piena di Lama ed Alpaca e dopo circa 20 minuti siamo davanti al ghiacciaio. E’ in buone condizioni e c’è solamente qualche grosso crepaccio nella parte alta.





Decidiamo di tornare indietro e improvvisamente inizia a nevischiare. Torniamo alla baracca, iniziamo a scaldare dell’acqua e ci beviamo un buon te. Facciamo qualche partita a carte e verso le 5 ceniamo. Dopo cena verso le 6 prepariamo gli zaini con tutte le attrezzature necessarie per intraprendere la scalata, ci chiudiamo in tenda e riposiamo. La sveglia suonerà verso le 3.
